Restauro Proiettore d'Epoca Fedi V

06.05.2026

Il nostro proiettore d'epoca Fedi V è stato sottoposto a un restauro completo e accurato, rispettando in ogni dettaglio l'originalità dell'apparato. La struttura metallica è stata sabbiata, trattata contro la corrosione e riverniciata con finitura resistente al calore, mentre tutte le parti meccaniche sono state smontate, pulite e lubrificate per garantire un funzionamento fluido e silenzioso. Le manopole, le leve di regolazione e i supporti pellicola sono stati riallineati e calibrati per riprodurre fedelmente l'esperienza di proiezione dell'epoca.

L'apparato ottico è stato revisionato con particolare attenzione: le lenti sono state pulite con prodotti specifici, controllate per eventuali micrograffi e rimontate assicurando la corretta messa a fuoco lungo tutto il percorso del fascio luminoso. Il sistema di illuminazione è stato aggiornato con una sorgente moderna, più sicura ed efficiente, mantenendo però l'estetica originale del vano lampada. I cablaggi elettrici sono stati sostituiti con nuovi conduttori a norma, rivestiti in tessuto intrecciato in stile vintage, e dotati di interruttore e spina di sicurezza.

Dal punto di vista storico, il modello Fedi V rappresenta una delle soluzioni più diffuse nei piccoli cinema e nelle sale parrocchiali italiane della metà del Novecento. Questo esemplare conserva tutte le principali caratteristiche originali: tamburo porta-bobine, braccio di trascinamento pellicola, finestra di proiezione con sportello ispezionabile e pannello comandi frontale con indicatori incisi. Ogni componente è stato documentato durante il restauro, così da poter tracciare l'intero intervento e garantire la massima trasparenza a collezionisti e appassionati.

L'apparato è oggi ideale come pezzo da collezione, elemento scenografico per allestimenti a tema cinema o oggetto di studio per scuole e musei. Può essere esposto su piedistallo o integrato in una postazione museale interattiva, grazie alla possibilità di far ruotare i meccanismi in sicurezza. 

Proiettore cinematografico FEDI V con lanterna a carbone.


Cenni storici sulla FEDI

La fabbrica FEDI fu fondata daIl'ingegnere Angiolo Fedi negli anni 30 a Milano e nel 1979 chiuse le attività produttive. L'ingegner Fedi iniziò a lavorare come tecnico del suono per la Cinemeccanica e poi si mise in proprio realizzando proiettori, impianti audio, di sonorizzazione e apparecchi radio. Il proiettore ad arco voltaico Fedi XB dei primi anni 30, con tutte le caratteristiche tecniche che necessitano ad un proiettore di questo livello, è stato costruito artigianalmente pezzo per pezzo, dalla passione di tecnici specializzati.Come per il successivo modello FEDI V, la macchina riporta il suo nome e modello con una scritta a rilievo, accompagnata dalla scritta ITALIA che durante il ventennio fu inserita perchè doveva esaltare le «ltaliche capacità industriali»

Il 35 mm

35 mm è il formato della pellicola da proiezione, chiamato "passo normale" ed è il formato che si usa nei cinema di tutto il mondo dall'inizio del '900. Tutti i capolavori del cinema sono passati nelle sale nel formato 35mm. A metà degli anni '60 arriva peró il 70 mm, il CINEMA SCOPE, proprio per contrastare il dilagare della televisione e la crisi del cinema. Gli schermi delle sale cinematografiche si ingrandiscono, nitidezza superiore e suono stereo-surround ottenuto dalle sei piste magnetiche presenti. I proiettori vengono modificati; subentrano gli obiettivi anamorfici. 'Lawrence of Arabia ", "Dottor Zivago", "Ben-Hur" sono alcuni titoli memorabili della storia del cinema girati in 70mm.

Il funzionamento

Il Proiettore cinematografico Fedi V è una macchina che proiettava, a intervalli regolari di alcuni centesimi di secondo, un fotogramma impresso su una pellicola cinematografica che veniva fatta scorrere continuamente, e poi attraverso un obiettivo che metteva a fuoco l'immagine proiettata su uno schermo.

Un meccanismo complesso

Il cuore del proiettore cinematografica Fedi era costituito dal meccanismo di avanzamento alternato della pellicola a croce di malta. Il fotogramma della pellicola. cioè la singola fotografia. veniva collocato per un ventiquattresimo di secondo a velocità standard di 24 ft/s davanti ad una lampada che generava un fascio d luce, questo dopo aver illuminato il fotogramma, transitava per un obiettivo il quale aveva il compito di indirizzarli sullo schermo sostenendone la messa a fuoco. Il numero di lampi di luce emessi però non era di 24 al secondo - come sembrerebbe logico, atteso che la cadenza di proiezione era di 24 fotogrammi per secondo - ma 48: il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina consente alI'occhio di non cogliere l'alternanza di buio e di Iuce solo a partire da circa cinquanta cicli al secondo. Perciò l'otturatore doveva essere costruito in modo da consentire almeno due otturazioni per ogni fotogramma proiettato: ne consegue che ogni due interruzioni del fascio di luce, una serviva ad occultare il cambio di fotogramma ed una ad una mera funzione compensativa onde incrementare la frequenza dei lampi sullo schermo. In questo modo durante una normale proiezione si determinavano quarantotto lampi al secondo sullo schermo, valore, questo, abbastanza vicino a quei cinquanta cicli necessari Durante il funzionamento del meccanismo di avanzamento intermittente, un altro componente del proiettore, l'otturatore a farfalla, aveva il compito di interrompere il fascio di luce, onde impedire all'occhio dello spettatore di cogliere il fotogramma durante il suo spostamento.

La lampada

Le prime lampade per proiezione utilizzavano miscele di eteri e ossigeno. Ciô, unito alla forte infiammabilità del primitivo supporto, la celluloide, era fonte di gravi pencoli per gli spettatori. E infatti nel 1897. durante una festa di beneficenza organizzata a Parigi daII'aristocrazia francese, un violento incendio, causato daII'errata manovra di riaccensione della lampada, distrusse il padiglione di legno che ospitava la festa provocando la morte di cento ventuno persone. Le lampade a fiamma furono cosi bruscamente abbandonate. La diffusione della rete elettrca consenti l'adozione delle prime lampade ad arco eIettrico inventato da Davy nel 1808.

L'arco voltaico

L'arco è dovuto al passaggio di corrente nello spazio gassoso che separa due conduttori. La lanterna ad arco conteneva due elettrodi costituiti da lunghi cilindretti di carbone di storta, ricoperti di rame i quali, una volta avvicinati, dopo essere stati messi in tensione, provocavano una scintilla ai adescamento dell'arco; il successivo allontanamento dei due elettrodi determinava il formarsi dell'arco. Un apposito motorino elettrico li faceva avanzare, mantenendoli nella posizione di fuoco ottico, compensando il loro consumo (molto approssimativamente 20 cm/h). Attualmente, anche nei proiettori cinematografici di tipo digitale, la sorgente di luce è la stessa, sempre un arco elettrico, ma generato da lampade allo Xeno ad alta pressione.

Lo scorrimento della pelllcola

I bordi della pellicola cinematografica 35 mm perforati in maniera regolare hanno nel fotogramma quattro perforazioni per lato. Lo scopo di queste perforazioni era quello di consentire l'avanzamento o il trascinamento regolare della pellicola attraverso una serie di rocchetti dentati, collegati ad un motore elettrico grazie ad un sistema di cinghie e di pulegge. Altri rocchetti non motorizzati (rocchetti "folli") servivano a impedire che la pellicola scivoIasse fuori dal suo percorso e si strappasse. La pellicola veniva poi avvolta su di una bobina della capacità adeguata per dimensioni e durata del film, detta bobina di svolgimento, posta a monte del proiettore (in genere in alto o posteriormente) e veniva raccolta da un'altra bobina uguale, detta bobina d'avvoIgimento.


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